
Il decennio 1910-1920 concentra una mutazione vestimentaria senza pari nel XX secolo. In appena dieci anni, la silhouette femminile passa da una linea corsettata ereditata dalla Belle Époque a forme fluide e funzionali, sotto l’effetto congiunto della guerra, del lavoro in fabbrica e di un profondo cambiamento delle mentalità.
Il corsetto e la vita naturale: cosa accade tra il 1910 e il 1914
Prima del 1914, la moda femminile attraversa già una fase di transizione rapida. Il periodo merita un esame dettagliato, poiché ogni anno porta cambiamenti visibili nella silhouette.
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All’inizio del 1910, la vita risale alla sua posizione naturale dopo anni di corsetti che schiacciavano il busto e proiettavano i fianchi all’indietro. La silhouette si verticalizza, le linee si allungano. Le gonne iniziano a liberare la caviglia, anche se rimangono lunghe.
Questo periodo vede anche i primi ripensamenti sul corsetto rigido. Alcuni stilisti propongono guaine più morbide, tagli dritti che seguono il corpo piuttosto che modellarlo. Comprendere gli stili di abbigliamento dal 1910 al 1920 implica afferrare questo cambiamento avviato prima del conflitto mondiale.
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Prima Guerra Mondiale e rottura nel costume femminile
L’industria tessile è mobilitata per lo sforzo bellico a partire dal 1914. I tessuti fini, i ricami complessi e gli ornamenti diventano rari o inaccessibili per la maggior parte delle donne in Francia.
La conseguenza diretta colpisce il guardaroba quotidiano. Le donne che sostituiscono gli uomini nelle fabbriche, nei trasporti o nei campi adottano abiti pratici: gonne accorciate sotto il polpaccio, pantaloni da lavoro in alcuni laboratori, giacche aderenti in cotone o tela resistente.
- I tessuti pesanti e le sovrapposizioni di sottogonne scompaiono a favore di materiali più leggeri e facili da mantenere.
- Il corsetto rigido retrocede fortemente, sostituito da reggiseni o cinture morbide che permettono di muoversi liberamente.
- I cappelli si semplificano: meno piume e strutture elaborate, più forme compatte adatte al lavoro.
La guerra accelera in quattro anni un’evoluzione che avrebbe richiesto una generazione in un contesto di pace. La moda non “riappare” nel 1920: si trasforma continuamente durante il conflitto, sotto la pressione delle restrizioni materiali.
Costume maschile e uniforme militare: un’influenza incrociata
Il costume maschile evolve poco nella prima metà del secolo, secondo le sintesi storiche. Tuttavia, la guerra introduce elementi che infondono la moda civile dopo il 1918.
Il gilet e la giacca strutturata rimangono la norma per gli uomini in città. I colli alti retrocedono progressivamente. Il completo tre pezzi si semplifica: meno ricami, tagli più dritti, colori più sobri.
L’uniforme militare popolarizza materiali robusti e tagli funzionali. Il trench coat, progettato per gli ufficiali nelle trincee, entra nel guardaroba civile dopo l’armistizio. I pantaloni a pieghe diritte sostituiscono progressivamente i modelli più ampi ereditati dal XIX secolo.

Moda femminile alla fine degli anni 1910: i presagi della garçonne
Verso il 1918-1920, la silhouette femminile ha già subito un cambiamento. La vita scende verso i fianchi, il busto si attenua, la linea dritta domina. Non è ancora il vestito corto a frange degli anni ruggenti, ma le basi sono state poste.
I capelli corti appaiono prima della moda garçonne degli anni 1920. Alcune donne adottano tagli pratici durante la guerra, per necessità nei laboratori o negli ospedali. La pettinatura segue lo stesso movimento degli abiti: semplificazione, funzionalità, rifiuto degli ornamenti superflui.
Gli abiti da sera conservano un po’ più a lungo i codici prebellici, con raso, perle e tagli più elaborati. Al contrario, l’abbigliamento da giorno si avvicina al tailleur: gonna dritta, giacca corta, pochi accessori. Il tailleur femminile diventa il pezzo centrale del guardaroba urbano.
Tessuto, foto e archivi: i limiti di ciò che si sa
Ricostruire con precisione il guardaroba quotidiano di questo decennio presenta delle difficoltà. Gli abiti conservati nei musei sono quasi esclusivamente pezzi di alta moda o abiti da cerimonia. La moda indossata da operaie, contadine o impiegate rimane poco documentata.
Le fotografie d’epoca costituiscono la fonte più affidabile per osservare gli abiti reali. Ma presentano un bias: i ritratti in studio mostrano abiti “della domenica”, non i vestiti da lavoro. Il confine tra tendenza parigina e pratiche di abbigliamento in provincia rimane sfocato nelle fonti conservate.
Gli archivi tessili degli anni 1910 sono rari, le fibre naturali (cotone, lana, lino) avendo male resistito al tempo. Le ricostruzioni si basano spesso su modelli di cucito pubblicati nella stampa femminile, che riflettono un ideale più che una pratica generalizzata.
Il decennio 1910-1920 rimane una parentesi documentaria tra la Belle Époque, abbondantemente fotografata, e gli anni 1920, che beneficiano dell’espansione della stampa illustrata e del cinema. Questa zona d’ombra spiega in parte perché tante cronologie la sorvolano in poche righe, mentre costituisce il pivot della moda moderna.